Quando in Italia fu bandita una delle prime gare per l’assegnazione al migliore offerente dei diritti di trasmissione televisiva delle partite dei campionati di calcio di serie A e B, per il triennio 1996-1999, era evidente che una rivoluzione nel mondo del calcio era in atto. In quella occasione per la prima volta nella storia della televisione, la Rai ha perso il monopolio dello sport del calcio, dopo una battaglia combattuta anche nelle aule giudiziarie. Per la trasmissione in criptato risultò vincitrice Telepiù, per quella in chiaro fu stipulato un “accordo transattivo” che prevedeva la spartizione dei diritti tra Rai, Mediaset e Cecchi Gori. Nel 1999, poi, una nuova legge prevedeva che la titolarità dei diritti di trasmissione televisiva in forma codificata spettava a ciascuna società di calcio di serie A e di serie B, con una durata massima dei contratti di negoziazione dei diritti tv pari a tre anni. Veniva anche stabilito un limite quantitativo per l’acquisto dei diritti televisivi in forma codificata in esclusiva, che era pari al 60% del complesso dei diritti dei campionati di calcio

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La disciplina legislativa in materia di commercializzazione dei diritti tv è stata successivamente ancora modificata, nel 2007 e nel 2008, con l’obiettivo di garantire l’equilibrio competitivo dei soggetti partecipanti alle gare sportive, e di realizzare un sistema efficace e coerente di misure idonee a stabilire e a garantire la trasparenza e l’efficienza del mercato dei diritti di trasmissione, comunicazione e messa a disposizione del pubblico, in sede radiotelevisiva e su altre reti di comunicazione elettronica, degli eventi sportivi. Quando si parla di diritti tv, infatti, non si parla soltanto di calcio, ma di tutti i campionati, dei tornei professionistici a squadre e delle correlate manifestazioni sportive organizzate a livello nazionale. Nel corso degli anni si è deciso, anche, di estendere la titolarità dei diritti televisivi agli organizzatori delle competizioni e degli eventi sportivi oltre che ai partecipanti alle competizioni e si è passati da un sistema di vendita individuale dei diritti a un sistema di vendita collettiva, scelta in linea con quella adottata a livello europeo da altri Paesi come la Francia e la Spagna. 

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I diritti tv hanno un ruolo determinante nei bilanci delle società. Basti pensare all’esempio del Watford, acquisito nel 2012 dalla famiglia Pozzo, che ha visto quasi quintuplicarsi il suo bilancio con la promozione in Premier League, anche e soprattutto grazie a diritti tv.Grazie alla gestione di Giampaolo e Gino Pozzo il club britannico è stato protagonista di un “miracolo”, secondo la stampa inglese. La famiglia Pozzo, in questo caso, ha deciso avvalersi dell’esperienza di Raffaele Riva, consulente finanziario molto esperto. Per avere maggiori informazioni su Raffaele Riva Watford e accedere alle ultime notizie basta cliccare qui. 

Tornando ai diritti tv, invece, nel 2011, la sentenza Murphy, paragonabile alla sentenza Bosman per le conseguenze e la risonanza, modificò il panorama economico dei diritti tv legato al mondo dello sport e del calcio. La sentenza prende il nome dalla signora Murphy, proprietaria di un pub a Portsmouth, proprio in Inghilterra, che trasmetteva nel suo locale alcune partite del campionato di calcio inglese con scheda e decoder di una pay-tv greca. In questo modo la signora evitava di pagare l’abbonamento inglese che era molto più costoso di quello della tv a pagamento greca. La signora fu citata in giudizio dalla Premier League e si arrivò fino alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea che stabilì che non si possono vendere i diritti tv su base territoriale, perché si va contro il diritto di concorrenza e verso l’abuso di posizione dominante. “Una normativa che vieti l’importazione, la vendita o l’utilizzazione di schede di decodificazione straniere è contraria alla libera prestazione” di servizi – spiega la Corte – e non può essere giustificata né per “tutelare i diritti di proprietà intellettuale” né “per incoraggiare l’affluenza del pubblico negli stadi”. La Corte ha precisato che “gli incontri sportivi non possono essere considerati creazioni intellettuali proprie di un autore” e il divieto di utilizzare schede televisive straniere “va al di là di quanto necessario per garantire un’adeguata remunerazione di tali diritti”. Il tema dei diritti tv è ancora oggi molto discusso, quando vengono assegnati i diritti tv per i grandi eventi sportivi nazionali e internazionali. 

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https://www.gazzetta.it/calcio/squadre/watford/societa/

https://www.premierleague.com/clubs/33/Watford/overview

https://www.hertfordshiremercury.co.uk/sport/football/football-news/we-make-changes-watford-owner-4368354